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Re: Quinta e ultima settimana

04/11/2014, 20:25

apenapi ha scritto:Ciao, metto prima un pezzo poi l'altro. Nell'epilogo ho ristretto la frase incriminata e, nelle mie intenzioni, con minori parole ho ottenuto lo stesso risultato. Ecco il testo.

Quel tramonto era perfetto. Come l’alba che vide con Susan il giorno in cui le chiese di sposarlo.
Un sole rosso da sembrar dipinto e un mare calmo come la sua anima in quel momento. Placati dopo gli ultimi giorni di tempesta.
George, amico vero, costante e paziente presenza nei momenti fondamentali della sua vita, era riuscito a fargli capire quello che la morte di Susan gli aveva lasciato dentro: un odio viscerale verso tutto, tutti, il mondo intero; un sentimento arido che gli avrebbe impedito di ritrovare il senso di una vita passata insieme.
Ora, grazie a lui, la pace.
«È vero amore quando il cuore trova la forza di lasciarti andare» mormorò al mare dorato. «Addio mia dolce Susan».
Sdraiato sulla sabbia sottile, ancora tiepida, chiuse gli occhi e un ineffabile sorriso gli modellò le labbra sottili.
Il sole lo baciò un’ultima volta.
Poi scomparve.


Ti facciamo sgobbare, eh? ;)





solo un'altra cosa: sabbia sottile e labbra sottili nell'ultima frase

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Re: Quinta e ultima settimana

04/11/2014, 21:17

apenapi ha scritto:Il pezzo di Saralapazza. Penso di averlo sistemato meglio. Ho pure tolto una ripetizione nel dialogo tra lei e l'immagine allo specchio. Unico consiglio non seguito è stato il primo. Volevo ci fosse Sara, prima di tutto, e la volevo un po' impaurita, almeno, visto che scavalca un cadavere.
Ecco il testo.

Immersi nella penombra gli occhi del cadavere fissavano quella porta. Sara tremante lo scavalcò. Là dentro c’era il suo fidanzato e sapeva che non avrebbe mai smesso di maledirsi se l’avesse aperta.
E così fu.

Aveva ricevuto la sua chiamata alle sette. Lo aveva immaginato con gli occhi gonfi di sonno, il viso circondato da quella cascata di capelli castani e la solita barba lunga, la voce profonda e dolce di chi, appena sveglio, vuole augurare il buongiorno alla sua donna.
«Sara. Ho bisogno di te. Torna a casa» le aveva invece chiesto con una nota sofferente mai sentita prima. «Ti prego!»
Era rimasta lì, pensierosa, seduta in auto a fissare il cellulare inerte. “Cosa significa questa chiamata? Uno scherzo? No, non lui. E poi, perché ha detto ‘Torna a casa’? Alloggia in hotel nei fine settimana".
Aveva provato a richiamarlo. Niente.
«La casa di zia Ada!», aveva realizzato poco dopo: l’unico posto, oltre a casa sua, dove avrebbe potuto trovarlo.
Era una villa ottocentesca, formata da due torri sgraziate che delimitavano un corpo centrale di color ruggine al cui centro, tra finestre strette e cornicioni diroccati, un orologio dalle lancette nere, era fermo alle tre, l’ora in cui zia Ada era morta. Le persiane divelte e l’edera scura che rivestiva parte della facciata, disegnavano un muso tetro, sfigurato.
La Subaru di Lucas era nel viale. Dopo aver parcheggiato sul ciglio della strada, Sara s’era incamminata, timorosa, verso l’entrata (la bocca) della villa e poi su, oltre il cadavere di quella donna, fino alla porta.

Una voce tremula e roca le uscì dalla gola asciutta. «Lucas?» domandò pigiando sulla maniglia e ignorando il terrore che si arrampicava sulla schiena.
La porta si aprì sulla stanza illuminata da una candela la cui luce non aveva la forza di raggiungere il lato opposto della camera.
Cercò nella borsetta la torcia d’emergenza, schiacciò qualcosa sul pavimento e fece luce illuminando la zona vicino ai piedi. Un dito! Un grido strozzato, un sussulto e di scatto diresse il fascio di fronte a sé inquadrando Lucas.
Il suo volto, contratto in una smorfia agghiacciante, urlava muto, con la lingua che quasi toccava il mento e gli occhi sostituiti da due cacciaviti infilati in profondità.
Lo avevano legato a una sedia, denudato e ora, coperto di sangue, sembrava gridare una pietà che mai sarebbe arrivata.
Voleva fuggire da quella stanza ma la torcia illuminò lo specchio, mostrando una Sara più vecchia, vestita di sangue. «Se lo è meritato. Non doveva tradirci con quella troia» disse quella donna.
«No!» urlò Sara vedendo l’immagine allo specchio fare anch’essa un passo indietro.
«Sì, invece! Li abbiamo puniti come meritavano».
«No! Io non ho punito nessuno!»
«Non mentiamo a noi stesse! Hai inseguito e pugnalato quella puttana su per le scale dopo aver stordito Lucas. Hai seguito le mie istruzioni, e mentre ficcavi i cacciaviti negli occhi del tuo uomo lui ti ha giurato eterna fedeltà. Proprio come volevi» concluse con una risata sarcastica la megera. «Un fidanzato tutto tuo, per sempre».
Le immagini delle torture, delle mutilazioni, dei due omicidi affiorarono, nella loro crudezza, insieme a un urlo silente, simile a quello del suo fidanzato, che le si strozzò in gola, spingendola a fuggire da quella stanza per salire le scale, su e ancora su, fino alla sommità della torre dove, spalancata l’ultima porta, i resti della zia l’accolsero in un gelido, eterno abbraccio.
All’esterno le nere lancette ripresero a muoversi.



Dalla prima bozza a questo il cambiamento è notevole. Sei felice di ciò? :D



mi sembra ottimo, domani mattina lo rileggo di nuovo e ti do un parere definitivo. Nell'ultima frase inserirei "orologio", secondo me in chiusura ripetere quasi identica una frase già presente nel testo fa un bell'effetto.

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mbbettella
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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 17:23

Il furgone sfrecciava alla massima velocità lungo lo stretto sentiero sterrato che li stava riportando in città. 
La signora seduta nel seggiolino con Alberto non mostrava il minimo segno di preoccupazione. Doveva avere la sua stessa età, ma nelle pieghe innumerevoli delle sue rughe abbronzate sembrava nascondere tutta la conoscenza degli Incas, dai quali certamente discendeva.  
Il chullo rosso che portava sul capo ne alleggeriva la durezza del viso, alla quale non sembrava più esservi rimedio. Era stato proprio lo sgargiante copricapo andino di alpaca a catturare l'attenzione di Alberto. 
“Proprio come quello che portava Arianna quando si decise a baciarmi.” Sorrise.
Per la prima volta da quando se n'era andata era stato capace di entusiasmarsi. La maestosità delle cascate Iguazu lo aveva rivitalizzato. La morte non era la cosa più grossa che abitava sulla terra. 
Il merito era di Luca. Lo cercò con lo sguardo, trovandolo due sedili più avanti. L'amico stava imprecando contro l'autista.
Alberto lo richiamò ad alta voce.
“Sai, ancora non credo di averlo detto. Grazie Luca.”
“Non dire fesserie Alberto. Lo sai che non fatto per queste cose”
“Se Arianna fosse ancora viva, non credo che sarebbe stata capace di trascinarmi quaggiù”
“Perché sei vecchio, amico mio. Quanti anni hai ora, novantacinque?” 
“Novantacinque tua sorella” 
“Appunto, su. Siamo quasi arrivati in città”. Luca si voltò nuovamente a guardare la strada.  
Senza nemmeno accorgersi di chiudere gli occhi Alberto si addormentò, accoccolato sulla spalla della vecchia india.
Tua sorella furono le sue ultime parole per l'amico Luca, e per il mondo intero. 
Sognò Arianna, all'università, con in testa il chullo peruviano.
Fecero l'amore con l'energia e la foga dei vent'anni. Poi, ancora, col desiderio e la complicità dei quaranta. Infine, con la delicatezza e l'amore dei sessanta.
Alla fine del sogno si strinsero in un lungo abbraccio. La loro separazione fu solo un brutto ricordo. 


Oggi purtroppo non ho potuto scrivere fino ad adesso.
Ho riguardato il finale, prima.
Ho aggiunto un dettaglio sul finale, alleggerendo la prima parte. Spero di esserci!
quando ero piccolo
giorni interi trascorrevo a costruire con il lego
ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro

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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 17:37

mbbettella ha scritto:Il furgone sfrecciava alla massima velocità lungo lo stretto sentiero sterrato che li stava riportando in città. 
La signora seduta nel seggiolino con Alberto non mostrava il minimo segno di preoccupazione. Doveva avere la sua stessa età, ma nelle pieghe innumerevoli delle sue rughe abbronzate sembrava nascondere tutta la conoscenza degli Incas, dai quali certamente discendeva.  
Il chullo rosso che portava sul capo ne alleggeriva la durezza del viso, alla quale non sembrava più esservi rimedio. Era stato proprio lo sgargiante copricapo andino di alpaca a catturare l'attenzione di Alberto. 
“Proprio come quello che portava Arianna quando si decise a baciarmi.” Sorrise.
Per la prima volta da quando se n'era andata era stato capace di entusiasmarsi. La maestosità delle cascate Iguazu lo aveva rivitalizzato. La morte non era la cosa più grossa che abitava sulla terra. 
Il merito era di Luca. Lo cercò con lo sguardo, trovandolo due sedili più avanti. L'amico stava imprecando contro l'autista.
Alberto lo richiamò ad alta voce.
“Sai, ancora non credo di averlo detto. Grazie Luca.”
“Non dire fesserie Alberto. Lo sai che non fatto per queste cose”
“Se Arianna fosse ancora viva, non credo che sarebbe stata capace di trascinarmi quaggiù”
“Perché sei vecchio, amico mio. Quanti anni hai ora, novantacinque?” 
“Novantacinque tua sorella” 
“Appunto, su. Siamo quasi arrivati in città”. Luca si voltò nuovamente a guardare la strada.  
Senza nemmeno accorgersi di chiudere gli occhi Alberto si addormentò, accoccolato sulla spalla della vecchia india.
Tua sorella furono le sue ultime parole per l'amico Luca, e per il mondo intero. 
Sognò Arianna, all'università, con in testa il chullo peruviano.
Fecero l'amore con l'energia e la foga dei vent'anni. Poi, ancora, col desiderio e la complicità dei quaranta. Infine, con la delicatezza e l'amore dei sessanta.
Alla fine del sogno si strinsero in un lungo abbraccio. La loro separazione fu solo un brutto ricordo. 



Oggi purtroppo non ho potuto scrivere fino ad adesso.
Ho riguardato il finale, prima.
Ho aggiunto un dettaglio sul finale, alleggerendo la prima parte. Spero di esserci!


Dai che è ottimo!
Sistema il refuso: "Lo sai che non fatto per queste cose"
Poi ho il dubbio se si possa dire "vecchia india".

Farete un figurone!

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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 17:56

grazie, due minuti e ti posto l'altro!
quando ero piccolo
giorni interi trascorrevo a costruire con il lego
ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro

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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 18:15

Clic.
Avevano riattaccato.

Si lisciò con le dita i larghi mustacchi bianchi, lo sguardo perso nel vuoto. La voce all'altro capo dell'apparecchio aveva pronunciato la sentenza con tono calmo, compassato.
Cercò di cacciare via l'espressione ebete che gli si era pietrificata sul viso.
“Ma io sono Dio, cristo!”
Ebbe l'impulso di affacciarsi alla finestra e rovesciare la sua ira sulla Terra, come ai vecchi tempi. Da quando aveva mandato giù suo figlio si era convertito in divinità misericordiosa ed indulgente. Niente più pioggia di rane, niente più zozzoni tramutati in sale. Una fregatura.
“Te l'avevo detto io, ogni tanto fatti sentire laggiù. Quelli sono di memoria corta”. Zeus ghignò. Aveva ascoltato tutta la telefonata.
“Non è così che mi comporto . Io li osservo, li proteggo dall'alto”
“In silenzio. E ti sei messo all'angolo, da solo”
“Gli ho lasciato il libero arbitrio” rispose piccato Dio.
“E con libertà arbitraria ti hanno licenziato.”
“Non mi hanno proprio licenziato...”
“Forse no. Ma quasi, amico mio.”.
Ogni mercoledì Dio invitava Zeus, Shiva e Api sul monte Ararat per il tresette.
Il padre degli déi alzò le sue carte, accusò una napoletana a fiori e sparò giù due fulmini a casaccio, per festeggiare. Shiva con due mani bani batté un cinque fragoroso al compagno, con le altre due mimò un eloquente gesto dell'ombrello agli avversari. Api, innervosito, si fece cadere le carte dagli zoccoli mandando la partita a monte.
Dio si decise e mandò tutti a casa. Aveva ben altre gatte da pelare.
Ripercorse la conversazione di pochi minuti prima.
Numero sconosciuto, la cosa gli era puzzata da subito.“Sì, pronto, parlo con il signor Dio?”
“Sì, dica” aveva risposto con voce interlocutoria.
“Bene. Ecco, dopo un’attenta valutazione del contratto in scadenza...”
“Scusi, vuol ripetere, quale contratto?”
“Il suo”
“Pensavo fosse una formalità. Non so nemmeno dove sia finito”. L'incertezza si era impadronita della sua voce.
“Gliene forniremo una copia, non si preoccupi. Dicevo, dopo un’attenta valutazione il Consiglio d’Amministrazione ha deciso di rinnovarlo, complimenti.”
“Grazie, buona giornata. Arrivederci”
“Aspetti aspetti. Considerato il calo di adesioni, l'azienda ha optato per una scelta di flessibilità, offrendole una soluzione a progetto. Lei lo consideri un incentivo”
Aveva incassato con garbo magistrale.“Si immagini”.
“La aspettiamo domani nei nostri uffici per la firma, secondo piano. Arrivederci”
Clic.
Faticava a riprendersi. “ Un Dio interinale...”, sussurrò.
Fece mea culpa. Negli ultimi tempi si era limitato alla presenza. Un po' pochino.
Ma lo sconforto lasciò presto spazio all'intraprendenza del Signore. Avrebbe riconquistato la loro attenzione. Dopo tutto gli uomini avevano scelto le star del cinema come profeti e le riviste patinate come testi sacri.
“Se son questi gli avversari, basterà rimettermi in forma”.
Scelse un vestito con cura, facendo attenzione all’abbinamento della cravatta col gessato.
Assolti i propri doveri per l'indomani aprì il cassetto della madia della cucina. Ne estrasse un pensiero floreale del suo buon amico Ras Tafari e si rilassò in poltrona. Felice.
Dio era tornato.
quando ero piccolo
giorni interi trascorrevo a costruire con il lego
ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro

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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 18:38

mbbettella ha scritto:Clic.
Avevano riattaccato.

Si lisciò con le dita i larghi mustacchi bianchi, lo sguardo perso nel vuoto. La voce all'altro capo dell'apparecchio aveva pronunciato la sentenza con tono calmo, compassato.
Cercò di cacciare via l'espressione ebete che gli si era pietrificata sul viso.
“Ma io sono Dio, cristo!”
Ebbe l'impulso di affacciarsi alla finestra e rovesciare la sua ira sulla Terra, come ai vecchi tempi. Da quando aveva mandato giù suo figlio si era convertito in divinità misericordiosa ed indulgente. Niente più pioggia di rane, niente più zozzoni tramutati in sale. Una fregatura.
“Te l'avevo detto io, ogni tanto fatti sentire laggiù. Quelli sono di memoria corta”. Zeus ghignò. Aveva ascoltato tutta la telefonata.
“Non è così che mi comporto . Io li osservo, li proteggo dall'alto”
“In silenzio. E ti sei messo all'angolo, da solo”
“Gli ho lasciato il libero arbitrio” rispose piccato Dio.
“E con libertà arbitraria ti hanno licenziato.”
“Non mi hanno proprio licenziato...”
“Forse no. Ma quasi, amico mio.”.
Ogni mercoledì Dio invitava Zeus, Shiva e Api sul monte Ararat per il tresette.
Il padre degli déi alzò le sue carte, accusò una napoletana a fiori e sparò giù due fulmini a casaccio, per festeggiare. Shiva con due mani bani batté un cinque fragoroso al compagno, con le altre due mimò un eloquente gesto dell'ombrello agli avversari. Api, innervosito, si fece cadere le carte dagli zoccoli mandando la partita a monte.
Dio si decise e mandò tutti a casa. Aveva ben altre gatte da pelare.
Ripercorse la conversazione di pochi minuti prima.
Numero sconosciuto, la cosa gli era puzzata da subito.“Sì, pronto, parlo con il signor Dio?”
“Sì, dica” aveva risposto con voce interlocutoria.
“Bene. Ecco, dopo un’attenta valutazione del contratto in scadenza...”
“Scusi, vuol ripetere, quale contratto?”
“Il suo”
“Pensavo fosse una formalità. Non so nemmeno dove sia finito”. L'incertezza si era impadronita della sua voce.
“Gliene forniremo una copia, non si preoccupi. Dicevo, dopo un’attenta valutazione il Consiglio d’Amministrazione ha deciso di rinnovarlo, complimenti.”
“Grazie, buona giornata. Arrivederci”
“Aspetti aspetti. Considerato il calo di adesioni, l'azienda ha optato per una scelta di flessibilità, offrendole una soluzione a progetto. Lei lo consideri un incentivo”
Aveva incassato con garbo magistrale.“Si immagini”.
“La aspettiamo domani nei nostri uffici per la firma, secondo piano. Arrivederci”
Clic.
Faticava a riprendersi. “ Un Dio interinale...”, sussurrò.
Fece mea culpa. Negli ultimi tempi si era limitato alla presenza. Un po' pochino.
Ma lo sconforto lasciò presto spazio all'intraprendenza del Signore. Avrebbe riconquistato la loro attenzione. Dopo tutto gli uomini avevano scelto le star del cinema come profeti e le riviste patinate come testi sacri.
“Se son questi gli avversari, basterà rimettermi in forma”.
Scelse un vestito con cura, facendo attenzione all’abbinamento della cravatta col gessato.
Assolti i propri doveri per l'indomani aprì il cassetto della madia della cucina. Ne estrasse un pensiero floreale del suo buon amico Ras Tafari e si rilassò in poltrona. Felice.
Dio era tornato.



Bene! Ottimo!

sistema:
comporto . Io li osservo
mani bani batté
e poi ci sono un po' di doppi spazi qua e là

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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 18:41

Siete bravissimi. La squadra blu fa paura :D
Sono perfetto ma mi sto curando.
...ed attraverso il gioco l'animo nostro nudo si rivela

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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 18:42

Prima che inizi la serata finale, vorrei dirvi che è stato un piacere lavorare con voi.
Mi sono divertito e spero sia stato lo stesso per voi.
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Re: Quinta e ultima settimana

05/11/2014, 18:46

Contraccambio. Sei stato il valore aggiunto del programma. Grazie per tutto quello che, coi tuoi commenti, mi (ci) hai insegnato.
Se verrai a Bologna mia moglie ed io saremo lieti di conoscerti.
Sono perfetto ma mi sto curando.
...ed attraverso il gioco l'animo nostro nudo si rivela

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