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Geara Tsuliwaënsis
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Quarta settimana: il flash back

23/10/2014, 17:02

Signori, ben trovati, abbiamo perso un membro del gruppo durante l'ultima diretta, ma questo non ci fermerà. Poi, Guido, vero che continui a venire qui e giocare con noi? Vogliamo colorare di blu le facce di tutti gli altri?

Il tema di questa settimana è il flash back, il salto indietro.
Mi sembra più facile rispetto al tema della settimana precedente, il campo d'azione è molto più ampio e non ci sono restrizioni significative se non il tetto massimo del numero di parole.

Il flash back.

La città sembrava deserta. Fece segno con la mano per chiamare un taxi.

Siamo nel tempo principale della storia: usa l'imperfetto per gli sfondi e il passato remoto per i fatti. Poi portaci in un flash back usando il trapassato prossimo. Infine torna al flusso principale e chiudi. Testo massimo 450 parole.


Aggiungo la risposta del capitano alla domanda di Matteo:

Lo schema da seguire è:

scena iniziale - flash back - ritorno alla scena iniziale (o cmq al tempo della scena iniziale).
remoto-trapassato-remoto


Affilate le penne e andate a scarabocchiare di blu le porte delle stanze delle altre squadre! Al mio via scatenate i pennini e che la creatività sia con voi!
Si has perdido el rumbo escúchame, llegar a la meta no es vencer, lo importante es el camino y en él, caer, levantarse, insistir, aprender.
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apenapi
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Re: Quarta settimana: il flash back

23/10/2014, 19:24

Sì, anche a me è spiaciuta la dipartita (solo letteraria per fortuna) di Guido.

Apro le danze. Ho scritto questo pezzo. Vediamo che ne pensate.

Asso di cuori

La città sembrava deserta. Fece segno con la mano per chiamare un taxi.
Questi lo ignorò ma Robert vide seduta sul sedile posteriore una ragazza che lo fissava con occhi velati di malinconia.
Osservò quel taxi allontanarsi mentre quello sguardo lo proiettò a casa di Sally.

«Vieni a casa mia, è a pochi passi da qui. Ti offro il bicchiere della cavalcata» gli aveva detto con le parole arrotolate degli ubriachi. Subito dopo una risata sguaiata, effetto della battuta malmessa e di una gran quantità di alcool in circolo.
Bionda, capelli lunghi e lisci, occhi scuri e carnagione olivastra. Erano bastati quei particolari a eccitarlo.
Robert, sguardo oscuro e affilato come l’ossidiana, non se l’era fatto ripetere. Aveva raccolto il cappotto con un sorriso inclinato. Aveva lasciato che lei gli avvolgesse il torace tonico con le sue braccia ed erano usciti nella foschia della città.
Dopo il whisky lei si era presentata davanti a lui vestita solo della musica e dei tatuaggi che le decoravano il corpo longilineo. Gli era saltata addosso con la foga scomposta di chi, il giorno dopo, si sarebbe svegliata con un mal di testa epocale. Robert aveva faticato a respingerla per estrarre dalla tasca il portafoglio. «Devo prendere… tu sai perché» le aveva detto mentre lei si accasciava dall’altra parte del divano ridendo.
Un istante dopo l’aveva afferrata per le spalle e attirata a sé. Le lingue cercarono di inventare nuovi intrecci e le forti braccia di Robert la stesero su di sé.
Robert amava gli occhi delle sue donne. Sally non faceva eccezione. I suoi avevano un’espressione dolce e allo stesso tempo complice.
La ragazza gemeva su di lui, anche quando attirò con delicatezza la sua testa per mormorarle un ringraziamento nelle orecchie. Le sue dita capaci scostarono i capelli carezzandole il collo e per la seconda volta la penetrò. Ebbrezza, eccitazione e dolore si fusero formando la stupefatta consapevolezza di una vita che la stava abbandonando. Il bisturi di Robert aveva fatto un ottimo lavoro scardinando con rapidità ed efficienza la terza vertebra. Sally, immobile, non era riuscita a far altro che piangere e lui era restato lì, col suo corpo morbido e inerte, a dissetarsi con le sue lacrime.

Stanco, il predatore osservò le luci caleidoscopiche della città all’alba e si diresse verso casa, nell’ombra del giorno che nasceva.


FORZA BLUUUUUUUUUUUU o? o! o? o! o? o!
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Re: Quarta settimana: il flash back

24/10/2014, 12:14

massì anche io spero (e credo) che superguido gum rimanga in squadra, i pareri reciproci affiancati a quelli dei coach possono essere importanti!

a tal proposito ape appena ho buttato giù il mio leggo il tuo, l'ho saltato di proposito per essere sicuro di non essere "contaminato", o per meglio dire, di non ti copiare :geek:
quando ero piccolo
giorni interi trascorrevo a costruire con il lego
ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro

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Re: Quarta settimana: il flash back

24/10/2014, 12:54

Sono sicuro che scriverai una figata di pezzo! Vai di pennaaaaa o! o! o!
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Re: Quarta settimana: il flash back

24/10/2014, 18:18

mbbettella ha scritto:a tal proposito ape appena ho buttato giù il mio leggo il tuo, l'ho saltato di proposito per essere sicuro di non essere "contaminato", o per meglio dire, di non ti copiare :geek:



lo faccio sempre anch'io: prima scrivo e POI leggo... :mrgreen:

AHR!!!
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Re: Quarta settimana: il flash back

24/10/2014, 19:35

Anch'io. Lo faccio persino prima di commentare i racconti del mese. Poi vedo quello che ho scritto io e la maggior parte delle volte è simile a quello che hanno scritto altri. Però loro lo scrivono meglio @#2"?òàà :x

Felice serata :D
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Re: Quarta settimana: il flash back

25/10/2014, 14:16

La città sembrava deserta. Fece segno con la mano per chiamare un taxi.
Erano pochi i tassisti che continuavano a perlustrare i bassifondi dopo le tre del mattino. Rimanevano da accompagnare solo i disperati, gli ubriachi e i tossici, che il più delle volte non avevano di che pagare.
Nigell era uno di loro. Era il subcomandante dei disperati.
Era sicuro che nessuno l'avrebbe caricato. Lui stesso se avesse avuto un taxi, non si sarebbe caricato.
Puzzava dell'odore acre di sudore che ti si asciuga addosso, i vestiti ancora fradici erano impregnati dall'odore dolce della marijuana. La testa rasata era traslucida sotto la luce gialla dei lampioni di via Marigotti, ma il suo viso era sporco di una fuliggine non precisata.
Era possibile che fosse rovinato a terra nella dancehall, o almeno così ricordava. Di sicuro il braccio sinistro gli pulsava in un modo strano. Comunque, non era in condizioni di sentire dolore.
L'ultima session drum & bass di quel fottuto israeliano lo aveva steso fin quasi a vomitare. Una serata come tante.
Barcollò per due o tre isolati, ma di fronte al portone rosso fuoco del KissCross cadde ogni sua difesa. Con le guance graffiate dall'asfalto del marciapiede, cominciò a piangere.

Nessuno a scuola chiamava Nigell per nome. L'ossessione sadica del papà di consacrare il figlio al pilota di formula 1 lo aveva condannato ad un'adolescenza triste. Nigell Purciboldi. Quelli proprio in confidenza, lo avevano sopprannominato Purci.
Innamorato in gran segreto di una biondina alta con le trecce e le tettine appena accennate, Nigell aveva provato a dichiararsi nell'intervallo di uno degli ultimi giorni di terza media.
La zoccola si chiamava Agata e gli aveva risposto che gli faceva piacere, Purci, e che comunque si sarebbero visti per la festa di fine scuola, al KissCross.
Durante la festa, la stronza non lo aveva calcolato.
Piuttosto alcuni compagni avevano provato a coinvolgerlo. Dai Purci vieni con noi, Ragazzi dove mi portate, Siamo tra amici cosa ti preoccupi, Che ci facciamo in bagno, Purci prova questa roba qua, Ragazzi vaffanculo io me ne vado.
“Nigell, ci beviamo qualcosa?” Nigell. Agata lo aveva chiamato per nome. Lui non era stupido, ma le tettine facevano capolino così dolcemente sotto la cannottiera, che aveva deciso di bere dal quel bicchiere qualunque cosa ci fosse stato dentro.

Il battistrada consumato del taxi parcheggiò accanto alla sua testa addormentata. Una donna dalla silhouette appesantita scese dalla macchina e si avvicinò al corpo esanime di Nigell. Rientrava dal turno e le occhiaie le scavavano il viso. Provò a rianimarlo.
“Agata, mi riporti a casa te?”
“Sì, Nigell. Almeno questo te lo devo. Te bada solo di non vomitarmi sulla tappezzeria”
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Re: Quarta settimana: il flash back

25/10/2014, 18:14

Io, per amor di squadra, dico la mia. Spero di non essere fuori luogo e so bene di non avere la completezza analitica di Giancarlo e Geara.

Mi pare ci sia una certa confusione nel punto di vista del narratore nella parte in flash back. Mi ha un po' disorientato questa sfumatura. Inoltre non ho capito perché Agata "deve" il passaggio a Nigell.
Il resto mi è piaciuto.

Vai mb! :D
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Re: Quarta settimana: il flash back

27/10/2014, 10:26

apenapi ha scritto:Sì, anche a me è spiaciuta la dipartita (solo letteraria per fortuna) di Guido.

Apro le danze. Ho scritto questo pezzo. Vediamo che ne pensate.

Asso di cuori

La città sembrava deserta. Fece segno con la mano per chiamare un taxi.
Questi lo ignorò ma Robert vide seduta sul sedile posteriore una ragazza che lo fissava con occhi velati di malinconia.
Osservò quel taxi allontanarsi mentre quello sguardo lo proiettò a casa di Sally.

«Vieni a casa mia, è a pochi passi da qui. Ti offro il bicchiere della cavalcata» gli aveva detto con le parole arrotolate degli ubriachi. Subito dopo una risata sguaiata, effetto della battuta malmessa e di una gran quantità di alcool in circolo.
Bionda, capelli lunghi e lisci, occhi scuri e carnagione olivastra. Erano bastati quei particolari a eccitarlo.
Robert, sguardo oscuro e affilato come l’ossidiana, non se l’era fatto ripetere. Aveva raccolto il cappotto con un sorriso inclinato. Aveva lasciato che lei gli avvolgesse il torace tonico con le sue braccia ed erano usciti nella foschia della città.
Dopo il whisky lei si era presentata davanti a lui vestita solo della musica e dei tatuaggi che le decoravano il corpo longilineo. Gli era saltata addosso con la foga scomposta di chi, il giorno dopo, si sarebbe svegliata con un mal di testa epocale. Robert aveva faticato a respingerla per estrarre dalla tasca il portafoglio. «Devo prendere… tu sai perché» le aveva detto mentre lei si accasciava dall’altra parte del divano ridendo.
Un istante dopo l’aveva afferrata per le spalle e attirata a sé. Le lingue cercarono di inventare nuovi intrecci e le forti braccia di Robert la stesero su di sé.
Robert amava gli occhi delle sue donne. Sally non faceva eccezione. I suoi avevano un’espressione dolce e allo stesso tempo complice.
La ragazza gemeva su di lui, anche quando attirò con delicatezza la sua testa per mormorarle un ringraziamento nelle orecchie. Le sue dita capaci scostarono i capelli carezzandole il collo e per la seconda volta la penetrò. Ebbrezza, eccitazione e dolore si fusero formando la stupefatta consapevolezza di una vita che la stava abbandonando. Il bisturi di Robert aveva fatto un ottimo lavoro scardinando con rapidità ed efficienza la terza vertebra. Sally, immobile, non era riuscita a far altro che piangere e lui era restato lì, col suo corpo morbido e inerte, a dissetarsi con le sue lacrime.

Stanco, il predatore osservò le luci caleidoscopiche della città all’alba e si diresse verso casa, nell’ombra del giorno che nasceva.


FORZA BLUUUUUUUUUUUU o? o! o? o! o? o!


Ciao a tutti e ben trovati! Eccomi di nuovo qui a rompere le scatole.

Da "Le lingue cercarono" fino a "stava abbandonando" credo ci siano dei tempi verbali da sistemare.
Questa frase è strana, suona male: "Ebbrezza, eccitazione e dolore si fusero formando la stupefatta consapevolezza di una vita che la stava abbandonando." Forse è colpa "di una vita" che ci porta fuori strada nel seguire la scena, per esempio mettendo "della vita" si rimane più attaccati al susseguirsi delle azioni, però mi rimane il dubbio se l'ebbrezza, l'eccitazione e il dolore sia la ragazza o il protagonista a provarli. La frase mi fa venire il dubbio sul punto di vista.

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Re: Quarta settimana: il flash back

27/10/2014, 11:18

mbbettella ha scritto:La città sembrava deserta. Fece segno con la mano per chiamare un taxi.
Erano pochi i tassisti che continuavano a perlustrare i bassifondi dopo le tre del mattino. Rimanevano da accompagnare solo i disperati, gli ubriachi e i tossici, che il più delle volte non avevano di che pagare.
Nigell era uno di loro. Era il subcomandante dei disperati.
Era sicuro che nessuno l'avrebbe caricato. Lui stesso se avesse avuto un taxi, non si sarebbe caricato.
Puzzava dell'odore acre di sudore che ti si asciuga addosso, i vestiti ancora fradici erano impregnati dall'odore dolce della marijuana. La testa rasata era traslucida sotto la luce gialla dei lampioni di via Marigotti, ma il suo viso era sporco di una fuliggine non precisata.
Era possibile che fosse rovinato a terra nella dancehall, o almeno così ricordava. Di sicuro il braccio sinistro gli pulsava in un modo strano. Comunque, non era in condizioni di sentire dolore.
L'ultima session drum & bass di quel fottuto israeliano lo aveva steso fin quasi a vomitare. Una serata come tante.
Barcollò per due o tre isolati, ma di fronte al portone rosso fuoco del KissCross cadde ogni sua difesa. Con le guance graffiate dall'asfalto del marciapiede, cominciò a piangere.

Nessuno a scuola chiamava Nigell per nome. L'ossessione sadica del papà di consacrare il figlio al pilota di formula 1 lo aveva condannato ad un'adolescenza triste. Nigell Purciboldi. Quelli proprio in confidenza, lo avevano sopprannominato Purci.
Innamorato in gran segreto di una biondina alta con le trecce e le tettine appena accennate, Nigell aveva provato a dichiararsi nell'intervallo di uno degli ultimi giorni di terza media.
La zoccola si chiamava Agata e gli aveva risposto che gli faceva piacere, Purci, e che comunque si sarebbero visti per la festa di fine scuola, al KissCross.
Durante la festa, la stronza non lo aveva calcolato.
Piuttosto alcuni compagni avevano provato a coinvolgerlo. Dai Purci vieni con noi, Ragazzi dove mi portate, Siamo tra amici cosa ti preoccupi, Che ci facciamo in bagno, Purci prova questa roba qua, Ragazzi vaffanculo io me ne vado.
“Nigell, ci beviamo qualcosa?” Nigell. Agata lo aveva chiamato per nome. Lui non era stupido, ma le tettine facevano capolino così dolcemente sotto la cannottiera, che aveva deciso di bere dal quel bicchiere qualunque cosa ci fosse stato dentro.

Il battistrada consumato del taxi parcheggiò accanto alla sua testa addormentata. Una donna dalla silhouette appesantita scese dalla macchina e si avvicinò al corpo esanime di Nigell. Rientrava dal turno e le occhiaie le scavavano il viso. Provò a rianimarlo.
“Agata, mi riporti a casa te?”
“Sì, Nigell. Almeno questo te lo devo. Te bada solo di non vomitarmi sulla tappezzeria”


Continuo a rompere le scatole:
La parte centrale è un po' confusionaria e approssimativa. Cioè se mi sforzo capisco che era stata la ragazza ad averlo introdotto nel mondo della droga, perché lui fino a quel momento era stato un ragazzo un po' sfigato e timido e cose del genere, e capisco quindi che poi si sentirà in dovere, la ragazza, di caricarlo sul taxi; però dovresti dare a questi passaggi maggiore fluidità narrativa. Rileggilo con calma e cerca di curare nei particolari la scelta delle parole, i punti di vista, la coerenza logica degli eventi. Provo a darti alcuni spunti elencandoti di getto varie cose che mi suonano male:

non mi convince "perlustrare" usato per i tassisti. Capisco che l'intenzione sia quella di comunicare una precisa atmosfera, però è un verbo che caratterizza le azioni di polizia e forse stona un po' col vagare un po' rassegnato di un tassista nella solitudine della città. Anche perché poi utilizzi un altro termine "militare" (subcomandante) per descrivere la controparte dei tassisti, i disperati che vagano per la città.

"L'ultima session drum & bass di quel fottuto israeliano lo aveva steso fin quasi a vomitare." Qui metterei "a farlo vomitare", é la session a provocare il vomito.

"La zoccola" provoca un effetto straniante, perché prima il narratore ci racconta di questo ragazzo che ha una cotta per la ragazza e che si dichiara timidamente a lei, e ce lo racconta rispettando le impressioni e gli stati d'animo del ragazzo, ma subito dopo ci dà un giudizio forte sulla ragazza, esterno rispetto a quanto il ragazzo deve ancora vivere.

Rimane eccessivamente poco approfondito, giustificato, contestualizzato, il motivo per cui la ragazza sceglie di somministrargli della droga e come si arriva a quell'evento. Troppe cose accennate appena che finiscono per non coinvolgere il lettore: gli amici, il bagno, lui che sceglie di non accettare la loro proposta, poi la ragazza che fino a quel momento non l'ha calcolato che invece vuole fargli assumere la sostanza.

Dovresti gestire meglio i discorsi diretti, scegli tu come, se con degli a capo, o segnalandoli, e comunque rimanendo coerente con la scelta (qui molti non sono segnalati, solo uno sì). Ci sta pure una certa confusione di frasi che si susseguono, il locale è affollato e la confusione è tanta, e nei ricordi quelle frasi possono divenire una nebulosa di parole, però devi gestire la cosa bene, deve diventare una confusione calibrata, voluta. Esempio (ma prendila come una delle tante soluzioni possibili):

Piuttosto alcuni compagni avevano provato a coinvolgerlo: Dai Purci vieni con noi
Ragazzi dove mi portate?
Siamo tra amici, di cosa ti preoccupi?
Che ci facciamo in bagno?
Purci prova questa roba qua.
Ragazzi vaffanculo io me ne vado.
Poi era arrivata la voce di Agata: Nigell, ci beviamo qualcosa?
"Nigell". Lo aveva chiamato per nome.

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