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Marina Paolucci
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 11:58

Ok redlie. Scusa ieri sera non sono riuscita a collegarmi. Provo a sistemare il tutto nel primo pomeriggio e lo riposto, tenendo conto dei vari dettagli, sperando vada meglio, che sia tutto più chiaro.
Buona giornata :-) A dopo! Pronta a battagliare nel Forum stasera :-D e che il mare me la mandi buona, così al mio compagno di squadra. Dobbiamo spuntarla tutti e due stavolta e spazzolare le altre squadre ;-)
Baci <3

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ivodrax
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 12:08

Ciao Redlie e Masmas,
direi che mi pare di aver operato, convinto, su tutte le cose che mi avete detto e
quindi andrei serenamente a stasera, che se ve lo faccio vedere poi lo devo modificare
di nuovo per la faccenda dell'inedito. O facciamo finta di niente?
:mrgreen:

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 12:14

ivodrax ha scritto:Ciao Redlie e Masmas,
direi che mi pare di aver operato, convinto, su tutte le cose che mi avete detto e
quindi andrei serenamente a stasera, che se ve lo faccio vedere poi lo devo modificare
di nuovo per la faccenda dell'inedito. O facciamo finta di niente?
:mrgreen:


Ciao caro, per intero ti leggiamo stasera (che il Kapo ci scruta con occhio vigile!!! zac )
Scherzi a parte, sono sicura che hai fatto un ottimo lavoro (l'avevi già fatto). Se hai qualche dubbio, frasi incerte, qualsiasi cosa, ecchime qua.
o?
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 13:39

La prima frase in effetti è risultata ostica anche a me, come dicevo. Secondo me si porta dietro anche il problema della bandana bagnata :)
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 13:42

Ivo, fai come vuoi, ma la faccenda dell'inedito la possiamo anche un po' trattare per quella che è... per dire, potresti chiudere il racconto con un "parampimperopum", che togli nella versione ufficiale.
Dipende solo se vuoi altri consigli o no.
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 13:44

Ciao, io devo uscire, vi leggo verso le 17.
Baci abbracci e buffetti.
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 15:22

Allora faccio come dice masmas. Ecco le correzioni...

– Come sarebbe a dire è sparito?–
Urlò Mazzoni nel telefono. Girava in tondo quasi saltellando, con la vena gonfia che pulsava azzurra sulla tempia, illuminata dal cellulare. Sembrava una belva nel serraglio.
–Uno non può sparire, specialmente se lo stiamo controllando! Le luci si sono accese e spente fino a notte fonda e poi non è uscito di casa tutto il giorno dopo? Allora sarà ancora in casa! Che giorno è oggi?–
Era il 17. Mazzoni si passava in continuazione la mano tra i capelli, neri come la pece. Anche dal polsino, risalito lungo il braccio troppo magro, spuntavano peli lunghi e neri che stonavano terribilmente con i gemelli d'oro. Stonavano come solo il pelo nero può stridere con la magrezza isterica e il biondo dell'oro.
La voce dall'altra parte ronzò qualcosa, e dall'esterno si sarebbe udita come la telecronaca della partita da una di quelle radioline a pile della preistoria.
–Come non c'è più l'auto? Chi era di controllo all'auto?–
Nessuno, merda! Pensò Mazzoni ascoltando la risposta. Gli occhi taglienti tradivano un'ira magmatica: non era stato messo nessuno a piantonare l'auto perché l'uomo non la usava mai. Ed era stato lui stesso a deciderlo: quel tipo era estremamente abitudinario e non andava in vacanza da anni. Un errore, certo, ma come aveva fatto ad uscire di casa senza che il suo passaggio fosse stato tracciato? Una distrazione degli uomini della base mobile gli pareva improbabile, ma in tal caso avrebbe potuto scaricare la responsabilità su di loro. Se invece fosse scappato per aver subodorato qualcosa allora sarebbero stati guai per l'intera operazione. E per lui.
Lo abbiamo sottovalutato? Pensò. Intanto la vetrata dell'ufficio si era appannata a causa della sua concitazione e lui odiava vedere intorno a sé segni oggettivi del suo stato d'animo. Merda! Chiuse la comunicazione senza preavviso e chiamò la base mobile. Ordinò di sbobinare le telecamere e di verificare l'ultimo ingresso e l'ultima uscita da casa, poi si mise in attesa in piedi di fronte alla vetrata.
L'aria entrava e usciva dal suo naso con un sibilo impercettibile: sentiva distintamente respirare la bestia dentro di lui. Mazzoni sapeva bene che ogni persona portava i tratti di un preciso animale. Ed era allenatissimo a riconoscerli, quei tratti, per poter sfruttare al meglio la forza e la debolezza che sottendevano.
Osservò il riflesso nei vetri cercando i contorni rassicuranti della sua bestia simbionte. La sua immagine lo guardò con un ghigno soddisfatto, un ghigno che conosceva bene. Alzò lo sguardo verso l'alto tendendo le corde vocali e gli parve di sentire in lontananza il suo stesso latrato.

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 15:51

Manca il pirimpampum. :)

Bellino, dai!
Direi che i nodi principali sono sciolti. Adesso si potrebbe provare a vedere se non c'è qualche parola di troppo, per il vecchio adagio: adesso cavane un terzo. :D
Forse avrei qualche piccola nota qua e là su paroline o frasette, piccole cose. Se riesco a trovare un secondo provo a farti qualche appunto puntuale per raffinare ulteriormente, magari.
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 16:30

Ho provato a riassettare e tagliuzzare il superfluo. Sperando di non avere fatto ulteriori danni :D
Riposto il mio racconto in 255 parole ;) (titolo escluso).
Buona lettura!

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

15/10/2014, 16:32

Questione di fede

Aprì le imposte di legno e scrutò il cielo. Vide che era azzurro, come la canotta che indossava sopra i jeans dall’orlo liso. Batté un cinque contro il muro. Per lui che lavorava soltanto se non pioveva era un giorno positivo. Sollevò la mercanzia con cura, non pesava ma ingombrava. Flemmatico si avviò alla spiaggia. Era caldo ma soffiava un filo di vento. I bagnanti arrivavano a fiotti con copricostumi, parei, cappelli, occhiali da sole, costumi colorati.
In prossimità della riva, notò una donna inginocchiata davanti al mare. Smuoveva la sabbia con le mani.
«Hai perso qualcosa?»
Lei gli fissò i piedi. Insabbiati, color caffè, lunghi e magri, lasciavano intravvedere sul dorso due tatuaggi: luna e sole. Alzò lo sguardo.
Occhi negli occhi, chiari e scuri, per un secondo si inanellarono. A lui spuntarono rughette attorno agli occhi.
«Ho perso la fede.»
«Io la porto nel cuore. Non sarà così grave. Meglio perdere un anello che una persona.»
«Ho perso mio marito. Quella fede più che una promessa è un legame.»
«Mi spiace. Al mio paese si dice che chi muore resta nel cuore di chi l’ha amato. Io ci credo.»
«Hai mai perso qualcuno?»
«Un’alluvione ha risucchiato i miei affetti. Li ho tatuati dentro.»
Dopo la confidenza si commosse, gli luccicarono gli occhi scuri. Appoggiò la mercanzia su una sdraio libera e si sfilò uno dei braccialetti che gli riempivano il braccio fino al polso. Glielo regalò.
«Buona fortuna.»
«Aspetta!»
«Vuoi anche un aquilone?»
«Magari domani… Buona giornata.»
«Lo sarà se il cielo vorrà.»

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