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Seconda puntata: le prove degli autori

10/10/2014, 16:58

Qui metterei le prove che volete fare, per non incasinarle col resto. Visto che siete in due (sigh) tanto vale mettere tutto insieme, che dite?
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ivodrax
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Personaggio uno di ivodrax

13/10/2014, 10:55

Ecco il mio sciacallo, poi forse ne mando un altro, capi! Grazieeee

–Come sarebbe a dire è sparito?–
Urlò Mazzoni nel telefono. Sembrava un lupo in gabbia, girava in tondo quasi saltellando, con la vena gonfia che pulsava sulla tempia illuminata di azzurro dal cellulare.
–Uno non può sparire, specialmente se è controllato! Le luci si sono accese e spente luci fino a notte fonda? Poi non è più uscito di casa tutto il giorno dopo? Allora sarà ancora in casa! Che giorno è oggi?–
Era il 17. Si passava in continuazione la mano tra i capelli, neri come la pece. Anche dal polsino risalito lungo il braccio troppo magro spuntavano peli lunghi e neri che stonavano terribilmente con i gemelli d'oro. Stonavano come solo il pelo nero può stridere con la magrezza e il biondo dell'oro.
La voce dall'altra parte ronzò qualcosa, e dall'esterno si sarebbe udita come la telecronaca della partita da una di quelle radioline a pile della preistoria.
–Come non c'è più l'auto? Chi era di controllo all'auto?–
–bzzzzz bzzzzz–
Nessuno, merda! Non era stato messo nessuno a piantonare l'auto perché l'uomo non la usava mai. Ed era stato lui stesso, Mazzoni, a deciderlo: quel tipo era estremamente abitudinario e non andava in vacanza da anni. Un errore. Ma come aveva fatto ad uscire di casa senza che il suo passaggio fosse stato tracciato? Una disattenzione degli uomini della base mobile? In tal caso avrebbe scaricato su di loro la responsabilità. Ma se fosse scappato per aver subodorato qualcosa allora sarebbero stati guai per l'intera operazione. Ma com'era possibile? Quell'uomo era stato sottovalutato?
Intanto la vetrata dell'ufficio si era appannata a causa della sua concitazione e lui odiava vedere intorno a sé segni oggettivi del suo stato d'animo. Merda! Chiuse la comunicazione senza preavviso e subito chiamò la base mobile. Ordinò di sbobinare le telecamere e di verificare l'ultimo ingresso e l'ultima uscita da casa poi si mise in attesa in piedi di fronte alla vetrata.
L'aria entrava e usciva dal suo naso con un sibilo impercettibile: sentiva distintamente respirare la bestia dentro di lui. Le persone sono animali e Mazzoni lo sapeva bene. Era allenatissimo a riconoscerne i tratti e gli bastavano pochi minuti per catalogarle. Ognuno di noi è un ben preciso animale e porta con sé la sua forza e la sua debolezza.
Osservò il riflesso nei vetri e cercò i contorni rassicuranti della sua bestia simbionte. La sua immagine lo guardò con un ghigno soddisfatto, un ghigno che conosceva bene. Alzò lo sguardo verso l'alto tendendo le corde vocali e gli parve di sentire in lontananza il suo stesso latrato.

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

13/10/2014, 15:23

Pezzo affascinante, soprattutto il finale. Il parallelismo, ancora non si sa quanto reale, con il lupo suggerisce sviluppi interessanti, e uno stile originale.
La tua scrittura è particolare, variegata nella modalità, mai lineare (se sia un vantaggio o un difetto decidilo tu) ;)
Quello che ho notato in questo pezzo è che la prima parte, prima e dopo la telefonata, è una narrazione dall'esterno. Poi dal Merda! è un riferire le considerazioni del protagonista. Subito ho pensato: psnsieri, vanno in corsivo. Poi però sono troppi. Hum... Forse una frase introduttiva che accenni l'entrata nella sua testa? Il classico: i suoi pensieri vorticavano...
La telefonata... Le domande mi suonano male, ma è un mio trip. Magari si potrebbe mettere in modo non interrogativo: "Se è così e cosà, allora sarà cosù."
Specialmente se è controllato, subito non mi ha detto molto, l'ho capito dopo cosa voleva dire.
Poi, taglierei, sfoltirei. Aggettivi, molti non servono, magari. Le consoderazioni extra sua testa.
La parte centrale è la narrazione di ciò che è la storia, si perde un po' il focus sul protagonista, non so se varrebbe la pena accorciare, anche se dopo torni a bomba con l'ottimo finale (che fa tre quarti solo lui).
Volendo, anche la telefonata centrale che è solo narrata, visto che prima riferisci le parole (altro mio trip vedere tutto o narrato o descritto).
Boh, spunti, vedi tu.
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

13/10/2014, 15:43

Grazie Masmas
e ottimi gli spunti. Cambi di persona, di tempo verbale e di punto di vista: sono il mio problema.
Perchè a me non danno fastidio invece tutti li notano, allora devo tener presente.
Metterò prima dei pensieri, troppo lunghi da corsivare, una frase introduttiva o similia.
Le domande, anche a me sono sembrate troppe, ci lavorerò.
Anche sugli aggettivi.

Prima aspetto gli spunti di Redlie

o? o? o?

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

13/10/2014, 16:52

Sì sì, aspetta lei, guidiciA a tutti gli effetti.
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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

13/10/2014, 17:34

Ci sono quasi, stasera posto un tentativo ;)

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

13/10/2014, 21:18

Ciao ragazzi, sono tornata, domani mattina vi leggo bene bene.

Intanto vi posto il nuovo slogan https://www.youtube.com/watch?v=MjAfBh-FFa4
<3 zac <o> o- fiut o! <|> <|> <|>
Alla maledetta CLAYMORE!!!

Freaky child in the garden (cit. Freewolf)

Quando hanno distribuito il dono-della-sintesi io non ero in fila

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

13/10/2014, 22:38

ah ah ah Scena mitica !

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

14/10/2014, 1:21

Ciao redlie! ben tornata :-) MasMas :-)
Dai, ci provo, sperando di avere capito :o Posto qui sotto. Notte! A domaniiii fiut

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Re: Seconda puntata: le prove degli autori

14/10/2014, 1:24

Questione di fede

Dai finestrini scrutò il cielo. Dopo una notte di temporale si mostrava lavato come la canotta che indossava sopra al jeans scolorito, sfilacciato, tagliato a tre quarti. Per lui che lavorava se non pioveva, la veduta era rassicurante. Non aveva studiato per il suo lavoro, possedeva fantasia e manualità per campare.
Recuperò la merce. Swisss. Non pesava ma ingombrava. Bastava una mossa sbagliata che la sera gli toccava sbrogliare i nodi del giorno, seduto carponi, canticchiando. Non si aiutava con le unghie, rigorosamente corte, né con le dita, piene di setole e calli. Pinzava i fili con la bocca, digrignava i denti bianchi e forti.
Con un’andatura da passeggio, si avviò alla spiaggia. L’aria mattutina era già calda, era luglio, e per fortuna soffiava un filo di vento. I bagnanti arrivavano a fiotti con indosso copricostumi, parei, cappelli, occhiali da sole, costumi colorati.
Lui indossava una bandana bagnata, blu tuono. Gli aderiva alla testa mettendo in risalto gli occhi di tigre. Slacciò i sandali di cuoio e li legò ai passanti del jeans, adorava camminare sulla sabbia. Una donna inginocchiata davanti al mare, sollevava la sabbia bagnata setacciandola.
«Hai perso qualcosa?»
Lei avvertì una fragranza dolciastra. Voltandosi a sinistra, distinse due piedi più lunghi che larghi, color caffè, con la pianta stretta. Sollevò gli occhi e si specchiò in quelli di uno spilungone con i denti larghi rilucenti dentro un ovale aggraziato.
«Hai perso qualcosa?»
«Ho perso la fede.»
«Io la porto nel cuore. Non sarà così grave. Meglio perdere un anello che una persona.»
«Ho perso mio marito, quella fede rappresenta il nostro legame.»
«Mi spiace. Al mio paese si dice che chi muore resta vivo nel cuore di chi l’ha amato. Io ci credo.»
«Hai mai perso qualcuno?»
«Un’alluvione si è portata via i miei affetti. Li ho tatuati dentro. Sono venuto qui in cerca di fortuna.»
Il vagabondo strinse il pugno, l’appoggiò sul cuore, l’avvicinò alle labbra, lo baciò. Lo strofinò sul naso pronunciato e sul mento liscio. Distese la merce sulla sabbia asciutta. Swisss. Sganciò dal polso segnato un braccialetto lucente, d’argento, si chinò e lo agganciò al polso sottile e rosato della donna. Si raddrizzò. Prese il carico, lo strinse tra le mani così forte che gli sprizzarono le vene bluastre sul dorso della mano, pronte a esplodere.
«Buona fortuna.»
«Aspetta!»
«Vuoi un aquilone?»
«Volevo dirti grazie. Buona giornata.»
«Lo sarà se il cielo vorrà.»

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