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Geara Tsuliwaënsis
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Il mo primo romanzo - tra cassetto e chissà

02/12/2014, 18:03

È complicato trovare un punto d’inizio preciso.
Ricordo di aver sognato degli acronimi e il loro significato, la parte comica è che di quel sogno non ricordavo niente neanche al risveglio, se non quelle poche lettere e il loro significato. Con gli occhi ancora chiusi, andai alla ricerca di carta e penna e scrissi le lettere e le parole che rappresentavano.

Mi sembrava una cosa incredibile, nonostante li avessi sognati, avevano un significato, quindi li usati e diedi loro anche una forma fisica, diventarono innesti corticali, uno di uso civile e uno militare.

Sembrava già di avere tutto, ma piano piano arrivarono i personaggi, una schiera di eroi col petto gonfio di aspettative e disposti a piegarsi al mio volere.
Il primo a materializzarsi fu il proprietario di un banco dei pegni: un uomo sulla cinquantina con una lunga barba e un turbante in testa. Era un personaggio secondario, che portò con sé un personaggio un po’ più importante: un ex mercenario malgascio con le idee molto chiare sul da farsi. E così via, fino ad averli tutti sulla scacchiera.
I personaggi li ho amati alla follia, alcuni con infanzie terribili e dolorose e ognuno di loro che affronta la crescita e il proprio ruolo nel mondo in modo diverso. C’è chi non si vuol far schiacciare dal proprio passato e chi non riesce a liberarsene, chi cerca di scordarlo e chi lo abbraccia come se non avesse altro al mondo.

Ho dovuto documentarmi molto su alcune cose come anatomia e neurofisiologia, medicina spaziale e ipotizzare la costruzione di un ascensore orbitale e progettare una città sulla Luna. Un sacco di roba non l'ho nemmeno usata.

Il resto del mondo si è costruito da solo sul presupposto che l’umanità inizia ad affacciarsi nello spazio; essendo un romanzo con impronta cyberpunk, corporazioni e governi sono tanto vicini che risulta difficile dire con certezza quando finisca l’uno e inizi l’altro.
La trama è arrivata quasi da sola, come conseguenza diretta di quello che volevo scrivere e in base ai personaggi che recitavano.

Tanto per dire due parole anche sulla struttura, ho diviso la storia in tre parti.
La prima è la più breve e racconta un solo fatto; la seconda è la vera scintilla, ambientata diversi anni dopo la prima e le due sembrano non avere niente a che fare l’una con l’altra; la terza e ultima è ambientata ancora qualche anno più avanti nel tempo e tutti i fili (spero) di riannodano e si chiude tutto.

E adesso vorrei riprendere tutto e riscriverlo da capo, perché può venir meglio.

Vi incollo un pezzo della linea guida che ho eliminato. Era parte di uno dei ventordici finali scartati. Dato che sto ascoltando Ace of Spades dei Motorhead, ho cambiato i nomi mettendoli a tema. Sì, la paranoia arriva a questo punto.

Ace si alzò dal letto, nudo e sudaticcio, e si mosse verso Spades. Si mise davanti a lui, fronte a fronte, sembravano due tori in lotta.
«Sei venuto a nasconderti qui, a quattrocentomila chilometri da casa! In una scatola di latta dentro una gigantesca scatola di metallo. Questa non è vita!» gridò Spades.
«Meglio non vivo qui che morto sulla Terra. Magari qualcuno vi fa saltare il culo prima che io torni a farmi ammazzare. Perché devo essere io a pagare, eh? Io volevo farmi gli affari miei, avere un piccolo laghetto in cui nuotare, ma poi sono arrivati i polacchi, sei arrivato tu ed è arrivato Lemmy. E ora volete la mia testa. La mia
Spades si allontanò appena. «Non dipende da me, lo sai.»
«Non mi interessa da chi dipende questa storia e non mi interessa dover rimanere qui dieci anni ad aspettare che qualcuno vi ammazzi tutti. Non voglio morire, è tanto difficile da capire?»
Spades gli poggiò la mano sul lato del viso e lo tirò a sé per dargli un bacio. Casto.
«Mi spiace, Ace» disse con voce spezzata. «Ed è la prima volta.»
Ace tentò di rispondere, ma l’altro lo tirò nuovamente a sé e lo baciò ancora. Non era mai stato affettuoso Spades, non gli piacevano le effusioni, anche una semplice carezza tra i capelli lo infastidiva e scuoteva la testa.
Il bacio si fece più profondo. Avvertì una sensazione di bagnato sul naso, aprì gli occhi appena in tempo per vedere una lacrima passare dal viso di Spades al suo e accusò un colpo al cuore. Un pizzicore sulla pelle crescere e farsi strada nel petto. Qualcosa scivolava tra le costole, tra il capezzolo sinistro e lo sterno, tra le costole.
Allontanò Spades e abbassò il volto, fino a poggiare il mento sul petto.
Una piccola ferita si apriva sul petto, un sottile rivolo di sangue colava sull’addome e sulla coscia sinistra. Sentì il sangue arrivare al ginocchio.
«Ma cosa…» sussurrò.
«Mi spiace, mi spiace. C’ho provato, ho cercato un modo per salvarti.»
Le gambe di Ace tremarono, le avvertiva sempre più deboli. Il sangue giunse al piede e raggiunse il pavimento, in ginocchio cedette e si piegò. Spades si chinò con lui, lo afferrò e lo aiutò a sedersi sul pavimento.
«Ancora pochi secondi, solo pochi secondi.»
Non sapeva se sarebbe riuscito a parlare, il cuore batteva in modo sempre più strano, a momenti avvertiva il battito debole, a volte sembrava avesse già smesso di battere.
Spades gli aveva letteralmente spezzato il cuore. Non bene, altrimenti sarebbe morto sul colpo. Non faceva neanche male, era solo strano. Quasi sentiva il sangue riversarsi tra i polmoni, gli mancava il respiro.
Spades lo teneva, gli sembrava di essere cullato. Era piacevole.
«Ho freddo» riuscì a sussurrare.
«Ora passa.» la voce di Spades era tornata quella di sempre, fredda.
«Fallo passare.»
«Subito.» disse Spades e gli trapassò nuovamente il torace, appena più su dell’altra ferita.
Ace riempì i polmoni d’aria per quanto poté. Non faceva male. I sensi erano intorpiditi e si sentiva stanco. Non è male addormentarsi qui, così, pensò.
Avrebbe voluto dire qualche ultima parola, mentre il sangue lo soffocava e il cuore, a pezzi, cedeva alle lusinghe del riposo.
Il volto di Spades si dissolse assieme alla stanza.
Si has perdido el rumbo escúchame, llegar a la meta no es vencer, lo importante es el camino y en él, caer, levantarse, insistir, aprender.
La posada de los muertos - Mägo de Oz

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MasMas
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Re: Il mo primo romanzo - tra cassetto e chissà

02/12/2014, 20:17

Cyberpunk... Ahhh... Mi ispira!
Ecco, se invece delle sinossi e delle quarte di copertina ci scrivessero cose come questa presentazione, venderebbero molto di più.
Trasmette la passione che ti ha spinto.
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
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Re: Il mo primo romanzo - tra cassetto e chissà

15/01/2015, 11:33

Geara... la penso esattamente come Mas sulle tue parole... non vedo l'ora di leggerlo.

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