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Il mondo di Falak

06/08/2014, 19:39

Edo inciampò, cadde e picchiò la testa contro una pietra.
Steso, sulla terra nuda, con gli occhi chiusi, ascoltò i suoni del bosco. Li udiva uno ad uno. Fringuelli, castagni e querce, corvi, formiche e api, larici e noccioli, rane e salamandre e, più in alto, falchi, aquile e pini. Ognuno con la propria voce, e tutti che lo chiamavano per nome.
Si alzò e vide intorno a sé il bosco nel quale andava a giocare tutti i giorni. I volti allegri dei faggi sotto i quali stava camminando lo salutarono con un movimento di fronde.
“Ciao” salutò timidamente. Si passò la mano sulla fronte dolorante che si stava gonfiando.
“Ciao” rispose una voce acuta dietro lui. Uno scoiattolo era in piedi a pochi passi da lui. “Vuoi vedere il parco?”
Il sorriso di Edo si allargò. Annuì in silenzio, meravigliato. Andava sempre tra i boschi ma era la prima volta che sentiva le voci dei suoi abitanti. Il bernoccolo era già dimenticato.
“Allora tieniti forte” gridò con allegria il roditore arrampicandosi su un albero.
Un fruscio improvviso comparve insieme a un gruppo di rami che lo afferrò con delicatezza. “Non aver paura, lasciati trasportare da noi” gli disse la voce cavernosa del faggio che lo sollevò e lo passò a un suo fratello.
Lo spavento iniziale lasciò subito il posto all’incanto: i grossi alberi lo stavano trasportando di ramo in ramo passandosi il bambino come fosse un bastoncino di gelato. In pochi istanti Edo venne portato verso la cima della montagna dagli alberi, l’aria fresca gli scompigliava i capelli mentre molti insetti ronzarono a pochi centimetri dal suo viso salutandolo mentre volava con loro. Durante il viaggio venne trasferito di fronda in fronda con una delicatezza incredibile: gli alberi riuscivano a formare un morbido strato di foglie nel quale lo accoglievano durante il passaggio. Volava sulle cime degli alberi sempre più veloce, sempre più in alto e intorno a sé il panorama del parco si dilatava, giù giù, fino al fiume e poi al paese e poi via, verso la pianura lontana.
Terminò il viaggio sulla cima di un abete che dominava l’intera vallata. Era un albero vecchio e possente, che si notava a chilometri di distanza. Tutti lo chiamavano Il Grande Guru, ed era esattamente al centro del Parco. Edo si aggrappo con forza a un ramo ma notò subito che le fronde lo reggevano come se fosse seduto su una poltrona.
Il volto gioviale della pianta gli sorrise. “Da qui puoi vedere tutto il territorio. Ti piace?”
Edo era senza fiato. “È fantastico! Non pensavo che fosse così grande. È tutto tuo questo?”
L’albero emise una profonda risata. “No, questo è di tutti, anche di quelli che vogliono tagliarci. Ogni pianta, ogni animale, sia esso un cinghiale o una formica, è proprietario di tutto quello che vedi”.
Un’ombra oscurò il sole che stava scaldando le spalle del bambino ma non fece in tempo a girarsi: un’aquila si posò con eleganza sul ramo vicino al suo.
“Ciao Falak” salutò l’abete.
“E tu cosa fai quassù?” chiese l’aquila con voce stridula senza rispondere al saluto.
“Sto ammirando il panorama.” disse Edo sorridendo.
“Vuoi ammirare il panorama? Questo non è un panorama, questo è uno scorcio di Parco. Se ne vuoi vedere uno allarga le braccia”. In un istante l’aquila fu su di lui afferrandolo al contempo con forza e delicatezza. Un minuto dopo Edo stava ammirando le vette innevate dei monti del parco. Insieme salirono descrivendo cerchi immensi nel cielo e scesero in picchiata a una velocità folle. L’aquila volò rapida tra valli, canaloni e sfiorò le cime dei monti, delle colline e i tetti delle case per risalire con rapidità fin dove l’aria era più rarefatta per lanciarsi ancora giù, fino a sfiorare pareti rocciose e cascate. Falak gli fece toccare la superficie di un laghetto con la punta dei piedi dove gli spruzzi formarono una miriade di piccoli arcobaleni. E volarono bucando nuvole gelide per uscire lassù, dove il sole, quasi prossimo al tramonto, riusciva ancora a scaldare il viso del bambino. Quando lo posò sulla cima più alta di una valle il tempo sembrò fermarsi. Edo sapeva di essere molto distante da casa sua ma non aveva paura: Falak lo avrebbe riportato a casa; Falak vegliava su lui.
“Le senti ancora le voci del Parco?” chiese l’uccello passando la grossa ala intorno alle sue spalle.
“Certo! Sento ancora tutte le voci, anche quelle degli alberi e degli animali che abitano fuori dal Parco. Sono bellissime”. Edo era rilassato e ciondolava le gambe oltre il bordo della roccia. Gli piaceva la sensazione di calore prodotta dall’ala dell’aquila. Si sentiva protetto e rilassato. Emise un sospiro e si addormentò.
Da lontano, da molto lontano udì le voci di Falak e Guru: “Proteggici. Noi siamo di tutti.”
Quando riaprì gli occhi fece appena in tempo a vedere l’ombra di Falak che si allontanava a gran velocità sul terreno. Si alzò e tornò verso casa, estasiato dall’esperienza appena vissuta. L’aquila lo aveva lasciato sul sentiero dove aveva battuto la testa. Non sentiva più le voci del bosco e questo lo turbò, ma prima di entrare in casa incrociò suo papà che tornava da lavoro. Con un sorriso gli andò incontro correndo e lo abbracciò. Suo padre lo prese in braccio e gli toccò delicatamente il bernoccolo scuro sulla fronte.
“Da grande farò la guardia forestale” sentenziò.
Suo padre lo fissò con aria interrogativa. “Non mi avevi detto che il mio lavoro è troppo faticoso?”
“Ho cambiato idea”.
Si fermarono sull’uscio di casa e guardarono insieme il bosco che saliva sul costone di fronte alla loro casa. “Mi piace guardare tutte queste piante prima di entrare in casa”. Si abbassò verso suo figlio. “E mi piace pensare che un giorno ci sarai tu a proteggere loro e i loro amici”.
Edo sorrise pensando a Falak. Avrebbe voluto raccontargli quel fantastico pomeriggio passato in volo, sorretto da un’aquila, ma non osava farlo: sapeva che non gli avrebbe mai creduto.
Da lontano il verso di un’aquila echeggiò nella valle.
“Forse è Falak” mormorò suo papà spingendolo dentro in casa.
Edo si voltò a guardarlo e seppe che anche lui, tanto tempo prima, volò con l’aquila.
Sono perfetto ma mi sto curando.
...ed attraverso il gioco l'animo nostro nudo si rivela

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Re: Il mondo di Falak

08/08/2014, 2:15

Carino, soprattutto la trama e il finale.
La parte iniziale in vece mi è scappata via un po' veloce, mi è mancata un po' di emotività, di sorpresa. Forse dovrebbe essere più lenta, soffermarsi magari di più sulle emozioni e la meraviglia di Edo, non mi sono immedesimato un gran che.
Ma magari sono io.
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Re: Il mondo di Falak

08/08/2014, 13:15

Credo di sapere il perché. Parto con l'erronea idea che i bambini accettino più facilmente gli avvenimenti strani di quanto non facciamo noi adulti e che, in conseguenza a ciò, si stupiscano meno. In effetti tra accettazione e stupore non v'è legame ma talvolta ricasco in quest'angolatura e il risultato è quello.
Volendo riscriverlo lo allungherei un tantino esprimendo una serie più colorata di emozioni.
Grazie e buona giornata :D
Sono perfetto ma mi sto curando.
...ed attraverso il gioco l'animo nostro nudo si rivela

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