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"Va bene se..." Intervista a Isabella Paglia

16/10/2013, 17:28

Che dire di Isabella Paglia? Che vive a Monselice, in provincia di Padova, in una casa piena di libri. Che scrive libri per bambini e ragazzi, (per ricordarne solo alcuni: “Buoni, bravi, brutti e cattivi d'Italia” (ed. Camelozampa), “Che forza papà” (Fatatrac), “Di mamma ce n'è una sola” (Fatatrac), "Dante Pappamolla" (Camelozampa) e la serie “A spasso con la Geografia” (Gruppo Editoriale Raffaello), che accompagna i ragazzi più grandi alla scoperta delle bellezze di Italia…). Ha pubblicato albi illustrati per il mercato di lingua inglese, cura la rubrica settimanale “Piccoli Lettori Crescono” per la rivista BookAvenue, organizza laboratori creativi e ludici, gestisce percorsi didattici per le scuole, tra cui quella ospedaliera.
Un percorso artistico e professionale che l’ha portata a riconoscimenti prestigiosi, come la vittoria al 14^ Concorso internazionale per libro inedito rivolto ai bambini da 0 a 12 anni con il Premio Syria Poletti - Città di La Réole 2013.
Dice di sé: " Il mio lavoro, come per chiunque abbia la fortuna di far corrispondere una passione alla propria attività, è tutt'uno con la mia vita, la condiziona, la rende spesso faticosa e piena d'incertezze ma anche bella e entusiasmante. Non potrei vivere senza scrivere".
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Colgo l’occasione per parlare con lei del libro “Va bene se…”, (Ed. Zelig), realizzato in collaborazione con l’illustratrice Francesca Cavallaro. Un libro che, attraverso parole semplici e disegni buffi e coloratissimi, veicola un messaggio importante:

“… Va bene essere diversi.
Ognuno è speciale, importante,
unico
e tu lo sei.
Sai perché?
Semplicemente perché
tu sei TU e vai bene così!”

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Il tuo libro, “Va bene se…” , esprime con parole semplici un messaggio importante: che va bene essere diversi. Che cosa ti ha spinto a dare questo messaggio? Credi che bambini molto piccoli, come quelli a cui ti rivolgi, abbiano bisogno di essere rassicurati sul loro essere “normali” e “accettabili”, comunque essi siano?
Il mio vuole essere un libro positivo, dai contenuti rassicuranti, dove i protagonisti animali e bambini dai sorrisi sdentati e dai colori dell’arcobaleno parlano direttamente al cuore di altri bambini: per rassicurarli e dimostrare che “Va bene … essere se stessi. Che poi ogni essere vivente sia diverso dall'altro, è un fatto, per cui non direi come accenni nella domanda che va bene essere diversi ma va bene essere se stessi.
Per la seconda parte della tua domanda, sempre focalizzando sull'aggettivo tirato in ballo, ti posso dire che il testo, vuole essere un aiuto ad affrontare il tema del diverso da sé, inerente alla psicologia dello sviluppo che appartiene ed è proprio del target di età a cui mi riferisco e non solo.
Il senso di Sé si forma, anche e soprattutto, nel rapporto, nel confronto con l’altro.
L’immagine che ognuno ha di se stesso viene costruita sulla base della relazione con gli altri significativi e, più precisamente, sulla base dell’immagine che questi altri ci rimandano di noi.
L’origine etimologica di diverso, infatti, è di – versuus: volto altrove, che guarda da altra parte. Lo fanno i nostri figli quando iniziano a dirci di no, lo fanno quando, più avanti adolescenti, operano scelte diverse da quelle che desidereremmo noi.
È la diversità intesa come separazione che consente di essere altro e crescere.
Gli aggettivi che hai usato nella seconda parte della domanda “normali” e “accettabili” non mi appartengono, non fanno parte del mio testo e non centrano proprio con la tematica del libro, anzi, all'opposto e sono troppo relativi. Cos'è normale? Cos'è accettabile?

Per quella che è la tua esperienza, trovi che nei bambini ci sia più conformismo o più apertura verso la diversità?
Nei bambini non esiste il perbenismo ma i bambini vivono in una società creata da adulti, dove conformismo, razzismo, e tanti altri "ismo" purtroppo ci sono, eccome.

Tu hai scritto molti libri, dedicati sia a piccolissimi che a pre-adolescenti. A parte le ovvie differenze di linguaggio usato, ci sono invece elementi comuni? Qualcosa che metti sempre nel tuo scrivere, indipendentemente dalla fascia d’età del lettore a cui ti rivolgi?
Non esiste soltanto una differenza di linguaggio ma ovviamente a seconda dell'età, anche di tematiche. In ogni mio libro c'è sempre molto amore per quello che sto scrivendo, passione, studio, ricerca e rispetto per il lettore qualsiasi fascia d'età appartenga.
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E ora, visto che il nostro è un forum di aspiranti scrittori, cerchiamo di carpire qualche segreto di scrittura.
Trovare le parole più adatte per comunicare ai bambini: è un talento innato o si impara?

Non occorre essere scrittori per comunicare con i bambini. I bambini sanno subito se menti o quello che gli comunichi è vero. Esperienza sul campo. Devi parlare con il cuore.

Cosa non deve mancare mai in un libro per bambini?
Scrivere per bambini non è più facile che scrivere per adulti, anzi, è più difficile c'è bisogno di quella semplicità, brevità e immediatezza, difficilmente presenti in libri over 18.
Scrivere "bene" per i bambini/ragazzi, vuol dire esprimere il loro mondo con chiarezza.
Questa non può mancare mai.

Grazie per la tua disponibilità e tantissimi auguri per i tuoi progetti futuri.

Grazie a voi per l'intervista e le domande che invitano a dibattito e riflessione.
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MasMas
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Re: "Va bene se..." Intervista a Isabella Paglia

16/10/2013, 19:07

Bella intervista, grazie!
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: "Va bene se..." Intervista a Isabella Paglia

17/10/2013, 8:47

bella davvero, belle domande e esaurienti risposte con ottimi spunti (e le illustrazioni sono bellississime)
<3
Quando mangio, bevo acqua. Quando bevo, bevo vino!
(Un Alpino)

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