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Anne Bonny
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Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 8:52

Una cosa che mi incuriosisce è come si fa a scrivere per i bimbi o ragazzi, cioè quali termini usare? Perché immagino da una parte dovrà essere educativo quindi un testo introdurrà anche termini mmmm come definirli termini più evoluti?
però allo stesso tempo non si può riempire un testo con troppi termini "evoluti" (passatemi il virgolettato, ma non mi viene niente di meglio :) ), ecco... qual è la proporzione giusta per essere educativo ma non illeggibile

e poi... esiste una corrispondenza età lettore - termine da usare o aggiornare? cioè quando una parola non deve più essere usata in base all'età del lettore, oppure non esiste questo limite e ogni parola può essere usata stando magari attenti a non eccedere?

spero di essermi spiegata anche se dubito, non mi sono capita manco io :oops:
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barbara78e
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Re: Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 10:21

Parlo in base alle mie letture ai pupi: niente accademia, quindi... :oops:

Dipende dall'età. Nei primi mesi (ho iniziato a leggere ai miei da subito), prediligono figure semplici, grandi, preferibilmente con colori ben definiti. Verso i 6-9 mesi, riconoscono i volti. Avevo un libretto con foto di bimbi nei diversi stati d'animo: arrabbiati, felici, piangenti... I miei li guardavano incantati.
Poi fino ai 3-4 anni, il linguaggio deve essere semplice e soprattutto chiaro.
Dai 4-5 si inizia a prendere confidenza con le lettere. Ecco che si possono inserire termini già un po' più da grandi. L'importante è che siano inseriti in una parte del racconto in cui ci si possa fermare e spiegare il significato. Se per esempio il protagonista è nel bel mezzo di una battaglia con un drago, fermarsi a spiegare cos'è un'"arma bianca" potrebbe far perdere il filo.
A quest'età poi si può partire a leggere qualche classico, un capitolo al giorno, magari.

Questo è quanto ho rilevato leggendo con le tre piccole pesti. :mrgreen:
...in cosa può sperare il raccolto se non nella cura del mietitore?

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yukie
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Re: Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 10:41

Io direi che la cosa migliore è usare le parole che conoscono, perché se il testo è troppo difficile non riescono a seguirlo e perdono interesse. Per questo chi scrive per bambini deve avere ben chiara l’età di riferimento a cui si rivolge e conoscere bene il suo pubblico. Cosa per niente facile, a mio parere.

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Re: Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 10:49

Anne Bonny ha scritto:esiste una corrispondenza età lettore - termine da usare o aggiornare? cioè quando una parola non deve più essere usata in base all'età del lettore, oppure non esiste questo limite e ogni parola può essere usata stando magari attenti a non eccedere?

Secondo me,l'aggiornamento è più in termini "parole nuove da introdurre" che non "parole obsolete da non usare più". Con le stesse parole si possono creare frasi più o meno complesse.
Se nel libro la mamma dice: "Bravo!" a un bambino che ha fatto una buona azione, il piccolo lettore capisce il complimento, se lo stesso "Bravo!" è rivolto a un bimbo che ha fatto una marachella, un bimbo piccolo rimane spiazzato, perché non capisce ancora l'ironia, mentre uno più grandicello non avrà problemi a capire la situazione.

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barbara78e
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Re: Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 10:55

yukie ha scritto:perché non capisce ancora l'ironia

E' verissimo!
...in cosa può sperare il raccolto se non nella cura del mietitore?

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Re: Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 11:11

ma quante ne sapete... _|

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fpu
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Re: Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 12:23

Il linguaggio da usare quando si scrive per bambini, a mio parere, dipende anche e soprattutto dall'età.
A un bambino in età prescolare o a un bambino fino a 6-7 anni (primi anni di scuola), è inutile proporre periodi lunghi e articolati, difficili da seguire e capire. Anche le parole devono far parte del lessico che fino a quel momento il bambino ha, presumibilmente, acquisito.
Tuttavia bisogna fare attenzione a non eccedere nella semplificazione, nel semplicismo, dopotutto, dopo l'abecedario, dopo l'articolazione delle sillabe e la lettura delle prime parole, bisogna pur tendere ad arricchire il lessico, il personale "dizionario" del bambino. A questo proposito ben vengano quelle storie che insistono su determinati vocaboli "nuovi", assai divertenti perché spesso giocano sull'ambiguità, sul misunderstanding.

Quando si parla del linguaggio da usare nello scrivere per ragazzi mi piace citare, perché lo ritengo il mio riferimento, questo brano di intervista al grande Mino Milani

D. Quando si accinge a scrivere un racconto, immagina già a quale tipo di lettore esso sarà rivolto?
R. Credo si debba sempre e in ogni caso considerare il pubblico cui ci si rivolge; se si tratta di un pubblico giovanile, poi, l'attenzione deve essere più intensa. Non perché si debbano evitare certi argomenti, meno che mai perché si debba prestare un mondo buono e gentile che non esiste; ma perché occorre rispetto per la giovane sensibilità, quindi la vulnerabilità di quel tipo di lettori.
Sono stato personalmente “ferito”, nella pre-adolescenza, da pagine inconcepibilmente crudeli, da scene descritte con stupida e quasi sadica puntualità. Ecco quanto va evitato. La violenza, la guerra, la disonestà, il brutto insomma che affligge il mondo, va raccontato e possibilmente spiegato: non è l'argomento, è il modo di narrarlo che conta. Direi che conta anche per gli adulti, figuriamoci per i ragazzi. Tutto qui.
Quello che d'altro canto trovo idiota, è che per il pubblico giovanile si debba mutare stile e vocabolario. Non c'è per me alcuna possibile differenza di scrittura nella narrazione, destinata sia agli uni o agli altri.


Alcune doverose precisazioni: Il brano è tratto da un'intervista rilasciata dall'Autore all'allora laureanda Claudia Albanese, alla cui tesi di laurea ho potuto accedere grazie a un lavoro di ricerca bibliografica svolto presso l'Università degli Studi di Bari - Facoltà di Scienze della Formazione, come lavoro di preparazione al mio saggio "Mino Milani: dal Risorgimento alla fantascienza", edito nel volume Progetto Lettura - Scrittori per ragazzi dei nostri anni, AA.VV.,
a cura di Daniele Giancane, 2009, Levante Editori
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Re: Scrivere per i piccoli, quali parole?

11/07/2013, 18:08

Come discorso molto più terra terra, in effetti ho notato anch'io la presenza in libri per giovane età (4-5 anni) di termini che onestamente non troverei facilmente in libri per adulti. Di sicuro l'intento è allargare il vocabolario, ma giuro che certe volte trovo che dia un che di aulico, he stoni un po'.
Però Tommi ascolta con interesse, a quell'età sono delle spugne che assorbono tutto quel che gli gira intorno.
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