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paolino66
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STILE - L'audacia della prosa

14/02/2016, 19:30

Ho pensato per un po' se fosse il caso di inserire questo contributo nell'Area Didattica piuttosto che nella Taverna. Ho poi scelto questo ambito (ma non i sottoforum più specifici) perché la mia provocazione può essere l’inizio di una discussione sullo stile.

Sì, una provocazione. Prendo spunto da un articolo apparso su “La lettura” del Corriere della Sera del 10 gennaio scorso, di Chigozie Obioma, scrittore nigeriano, che inizia citando Chinua Achebe, un altro scrittore nigeriano: “[…] noi intendiamo fare cose mai sentite”. Il “noi” si riferisce a scrittori di lingua inglese con uno stile ricco, inconfondibile: Nabokov, Faulkner, Woolf, McEwan e altri. Scrittori, dice Obioma, “in via di estinzione”. Ed ecco il passo che mi piace di più:

“La cultura dell’umiltà letteraria forzata, incoraggiata in tanti laboratori di scrittura e sostenuta da una crescente cultura della critica letteraria non oggettiva, è soprattutto da biasimare. È la voce confusa di una folla che con il suo fragore zittisce coloro che aspirano ad appartenere al noi di Achebe e cerca di incoronare una rigida, quasi normativa regola di scrittura creativa. Lo stile vincente viene dispensato nelle scuole col severo motto Less is more, meno è di più. I critici letterari, del resto, fanno la loro parte di danno scagliando variazioni dell’accusa di scrivere prosa autocompiaciuta (autoreferenziale; autoconsapevole) contro gli scrittori che cercano di fare cose mai sentite con la loro prosa. Il risultato è l’incoronazione del minimalismo come la più apprezzata forma di scrittura, e la quasi totale messa al bando di altre analisi stilistiche. In verità il minimalismo ha le sue qualità e ben si adatta alle opere di scrittori come Ernest Hemingway, Raymond Carver […]. Con esso [il minimalismo] sono state forgiate grandi scritture […]. Ma è la sua cieca adozione come unico stile praticabile in tanti romanzi contemporanei che dev’essere messa in dubbio se vogliamo mantenere sana la cultura letteraria.”


Mi piace questa rottura degli schemi, tipica di scuole, testi, forum di scrittura creativa! Finalmente una voce che apre altre prospettive! E che proviene da un continente che non è, una volta tanto, il Nord America!

Parere personale, naturalmente. E il vostro, qual è?


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Re: STILE - L'audacia della prosa

15/02/2016, 14:47

Dal mio umile angolo dico che ha ragione.
Ci sarà un perchè di questa tendenza, e spesso mi è stata pure ribadito. "Meno scrivi e meno sbagli". "Più è semplice, più è facile fare bene". "Dal semplice, puoi allargare". Etc.
Ma non è così secondo me. Uno che impara a limarsi non è che poi un giorno imparerà a rimettere i riccioli. Insomma, formazione significa che ti stanno plasmando in qualche modo.
Al di là quindi del fatto che le cose brutte da leggere sono brutte in qualsiasi stile, credo che non sia corretto riportare tutti al minimalismo.
Rimanendo nel genere di cui sono più esperta (ognuno di voi avrà il proprio, ma credo sia la stessa cosa), ho notato che chi scrive un romanzo storico usa uno stile leggermente più ricco, che tuttavia è scorrevole e si legge bene. Io ho fatto un sospiro di sollievo leggendolo, ritrovando alcune forme verbali un poco più complesse dell'usuale e una ricchezza di vocabolario che difficilmente trovo nel contemporaneo.
Poi è ovvio che i lettori non siano tutti uguali, e differenziare l'offerta non credo sia un male.
Forse è che i corsi di scrittura creativa non sono all'altezza di insegnare il liguaggio forbito? Forse che con il moltiplicarsi di aspiranti scrittori il livello di partenza è troppo basso per insegnarlo? O forse si cerca di insegnare ciò che va per la maggiore, visto che i lettori sono pochi e facilmente annoiabili? Non saprei.
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Re: STILE - L'audacia della prosa

15/02/2016, 21:32

Mah io credo che non sia un discorso sbagliato.
Per una serie di motivi, pratici e meno.
Ma in soldoni il discorso è semplice: scrivi cose che piacciono? Fai bene. Tra l'altro, scrivi cose magari anche originali: meglio, visto che dovrai emergere in un mondo parecchio affollato.
Scrivi con un linguaggio aulico, pomposo, barocco, ma che affascina, tiene lì? Bravo, fallo, anzi grazie.
Le scuole, però forniscono tecniche. Devono dare una base. Se vai a un corso di disegno, cominceranno ben dai tondi, o no? Se vai a imparare a suonare, credo si cominci dalle sette note, una alla volta.
Non mi sento di colpevolizzare del tutto la scuola che ti fa partire dal semplice.
Che ha il suo perché, se magari scrivi storie forti, di grandi avvenimenti pirotecnici, forse hai bisogno di agilità, velocità, chiarezza. Però se sei più sulla lirica, gli stati d'animo, le emozioni, magari hai bisogno di più evoluzioni linguistiche.
Il nostro tempo comunque credo influisca. C'è sempre meno tempo, per cui c'è sempre meno modo di apprezzare qualcosa di lento, avvolgente, pacato. Viviamo con il film, la tv, pim pum pam. Naturale cercare stili che si allineino di più a questo modo di vivere.
Insomma forse è una moda un po' portata all'estemo, ma è se non altro comprensibile che lo sia.
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Re: STILE - L'audacia della prosa

17/02/2016, 14:35

La "colpa" delle scuole, secondo me - ammesso che di colpa si possa parlare - è quella di dare prescrizioni. Da millenni, la scuola separa fra il giusto e lo sbagliato. Gli artisti, invece, esplorano un regno al di là del giusto e dello sbagliato.

Ma lascio di nuovo la parola a Obioma.

Nel suo saggio "In Defense of Purple Prose", scritto nel 1985, quando il minimalismo era al suo apice, Paul West osserva che “la moda minimalista dipende dalla premessa secondo cui solo uno stile quasi invisibile può essere sincero, onesto, commovente, sensibile e così via, laddove una prosa che attira l’attenzione su di sé perché è su di giri, ampia, intensa, incandescente o fiammeggiante volta le spalle a qualcosa di quasi sacro: il legame umano con la normalità.” Io oserei dire che questo ragionamento fraintende l’arte scambiandola con ciò che dovrebbe fare. Il lavoro essenziale dell’arte è ingrandire l’ordinario, rendere glorioso ciò che è banale attraverso l’esplorazione artistica. Perciò la narrativa dev’essere diversa dal giornalismo, la pittura dalla fotografia. E questa differenza dovrebbe riflettersi nel linguaggio dell’opera: nella sua deliberata costruttività, nella sua misurata decorazione del pensiero, e nella disposizione di immagini rappresentative, così che la narrativa di un mondo noto diventi una visione elevata di quel mondo.

Mi piace in particolare la nota sul giornalismo. Quando non mi piacciono i testi narrativi che sembrano articoli di giornale! Dalla letteratura mi aspetto altro.


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Re: STILE - L'audacia della prosa

01/03/2016, 15:57

Procedo nell’esame dell’articolo. Obioma parla del precetto “Less is more”, l’assunto per cui più si toglie, si accorcia, si rende stringato, più l’esito sarà buono:

Come in tutte le cose di questo mondo, l’eccesso è l’eccesso, però la povertà è la povertà. Lo scrittore deve sapere quando il peso delle parole usate per descrivere una scena schiaccia la scena stessa. Lo scrittore deve imparare a misurare quando descrivere i pensieri dei personaggi con frasi lunghe e quando no. Ma deve mirare soprattutto a ottenere un effetto artistico con il linguaggio che, come il pittore, è l’unica tela che possediamo. Gli scrittori devono capire che i romanzi memorabili, quelli che diventano veri monumenti, sono quelli che eccedono in favore della prosa audace, che ogni tanto acconsentono all’esagerazione, e non quelli che confezionano una storia – per quanto toccante – in una prosa inadeguata.

Quest’ultima frase mi piace molto. Eccome, se mi piace! Colpisce al cuore una delle più inflazionate credenze degli aspiranti scrittori, stando almeno a quel che leggo sui forum: il fatto che la storia domini ogni altra considerazione. Se la storia è fenomenale, ci si dichiara soddisfatti, e che importa della scrittura?

Qui lancio una provocazione, bonaria ma convinta. Se la storia è così importante e lo stile conta così poco, perché i lettori non si limitano alla saggistica? Di storie toccanti o incredibili, quelle che fanno dire “la realtà supera la fantasia”, se ne trovano così tante nella cronaca, nei trattati e nei casi clinici di psichiatria, nelle carceri! Per essere più che soddisfatti, basterebbe attingere da queste fonti. Perché allora immergersi in una finzione, quando la realtà ci scodella una quantità smisurata di storie fenomenali?


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Re: STILE - L'audacia della prosa

02/03/2016, 3:50

Mi viene in mente il parallelo con il fumetto. Perché non guardare un film, o usare fotografie? Il disegno è communque una storpiatura della realtà. Eppure ha un suo fascino. Può essere meglio della realtà. Rappsentarne i tratti salisenti, subliarla.
Forse la letteratura fa lo stesso: sublima la realtà, ne rappresenta qualcosa di più vivido ancora.
Forse lo stile fa parte del lavoro. È il tratto che usa lo scrittore per far arrivare le immagini mentali in modo più efficace.
Per cui non ci può essere uno stile assoluto, dipende dal genere, dal momento, da ciò che in quel punto si va a comunicare.
Sono un fautore della semplicità, per me non esagerare è importante. Ma non bisogna confondere semplicità e immediatezza con banalità e aridità. E confondere ricchezza con eccesso.
Come un disegnatore, spesso possono volerci pochi tratti per essere efficaci. Ma pochi fino a un certo punto.
Ovvio che nessuno si mette a riprodurre ogni microparticolare della realtà. Così come uno scrittore non può raccontare tutta la vita minuto per minuto. Mi auguro i corsi di scrittura vadano a vittimizzare questi comportamenti, magari in genere eccessivi. Ma tutto ciò che ben rappresenta senza essere inutile, e quindi anche uno stile che in certi punti sia anche più della realtà ma efficace, è corretto e auspicabile.
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Re: STILE - L'audacia della prosa

03/03/2016, 9:46

Arrivo un po' tardi, ma la discussione è interessante.
Paolino, l'articolo di cui parli è su carta o è reperibile da qualche parte online? Perchè sarei curioso a leggerlo tutto ;)
Per come la vedo io le scuole di scrittura non dovrebbero insegnare lo stile, semmai dovrebbero insegnare a analizzarlo lo stile. Come dice MasMas, e anche in base alla mia esperienza di scarabocchiatore, prima devi imparare la tecnica, magari imparare ad imitare lo stile di altri artisti, e solo dopo puoi definire il tuo stile personale. Molti autodidatti, che sia in pittura o fotografia, ma credo anche in scrittura, non hanno un vero e proprio stile, si limitano a mescolare in modo disordinato.
Poi sì, ci sono i geni, che nascono col loro stile, ma sono casi talmente rari...
Resta però il fatto che l'arte, qualsiasi arte, va avanti perchè qualcuno rompe gli schemi, quindi ben venga una generazione di scrittori che prova a rompere gli schemi. Forse più che con le scuole di scrittura dovrebbero prendersela con quegli autori che si limitano ad imitare lo stile di altri, perchè funziona, e non hanno un vero e proprio loro stile. Però forse le cuole di scrittura di cui parlano, essendo le scuole americane, sono un po' diverse da quelle che ho in mente io italiano.

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Re: STILE - L'audacia della prosa

03/03/2016, 11:20

Di quell'articolo ho la versione cartacea della Lettura (supplemento del CdSera), che posso scannerizzare. Ho però trovato la versione originale di quell'articolo:

http://www.themillions.com/2015/06/the- ... prose.html

Sul resto, io sono d'accordo con quello che dici sulla tecnica. Fra l'altro, avendo studiato musica, so bene di cosa si parla quando si parla di tecnica: nella musica, questo è un aspetto molto stringente.

Quello che non mi sta bene è il carattere prescrittivo di quanto viene detto sulla scrittura. Nelle scuole? Forse: non le ho frequentate. Nei forum? Sì.

Le prescrizioni sono tipiche degli insegnanti. Io preferisco cercarmi dei maestri, che sono ben altra cosa. Se prendiamo la strada come metafora, l'insegnante sistema sbarre e cartelli di divieto, mentre il maestro ti indica le curve in lontananza, ti mostra il paesaggio e ti fa vedere dov'è il crinale da superare.

Paolino
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